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COMPLESSO CARSICO DEL MONTE CORCHIA

(Monte Corchia– Alpi Apuane)



(foto Dori)

 

A cura di

Apuane 2007

Gruppo Speleologico Archeologico Versiliese





Il Monte Corchia
 

Nel cuore delle Alpi Apuane, costituito da una stretta sinclinale formata da marmi nella sua parte superiore e, più in basso, da una larga fascia di grezzoni poggianti su un letto di filladi, c’è una montagna vuota, delimitata dal Colle Cipollaio a NO e dalla Foce di Mosceta a SE, che racchiude la storia della speleologia: il Corchia.

Al suo interno si sviluppa un Abisso che, dopo la sua casuale scoperta da parte di Simi nel 1841, ha visto all’opera generazioni di speleologi, giunti da tutto il mondo con l’obiettivo di comprenderne la vastità. 165 anni di esplorazioni lo hanno reso il più esteso complesso carsico d’Italia con ben 13 ingressi.

A questo gioiello della speleologia italiana fanno corona altre cavità che, sia pur limitate nell’estensione, risultano comunque di elevato interesse: Aihcroc, Abisso del Sole dell’Ovest e la Tana dell’Omo Selvatico.

Quest’ultima, in particolare, con il suo incredibile isolamento da un complesso carsico di tali dimensioni, che sembrerebbe dover interessare tutto il monte, ha ripetutamente attirato su di se l’attenzione. Di recente il G.S.A.V. si è impegnato in nuove indagini culminate nella colorazione delle sue acque (già effettuata in passato, ma con esiti incerti) della quale si attendono i risultati…

 La cartina


Scarica la cartina del Monte Corchia .zip (1,3 MB)

 

Le grotte 

N.Cat. PR Nome Quota Dislivello Sviluppo spaziale Coord.Chilometriche Gauss-Boaga Comune
Negativo Positivo Totale EST NORD
52 LU BUCA DEI GRACCHI  * 1594 1144 43 1187 53000 1603.864 4876.479 STAZZEMA
53 LU BUCA DEL CACCIATORE  * 1637 1187 0 1187 53000 1603.788 4876.552 STAZZEMA
54 LU TANA DELL'UOMO SELVATICO 1155 280 0 280 1500 1604.712 4877.061 STAZZEMA
58 LU BUCA DEL CANE DEL CANALE DELLE VERGHE 980 220 0 220 350 1605.015 4877.061 STAZZEMA
120 LU ANTRO DEL CORCHIA  * 1125 675 512 1187 53000 1603.898 4875.920 STAZZEMA
729 LU BUCA DELL'AIHCROC 1263 120 0 120 260 1603.780

4877.305

STAZZEMA
754 LU ABISSO RODOLFO FAROLFI  * 1257 807 380 1187 53000 1603.225 4877.286 STAZZEMA
796 LU INGRESSO BASSO DEL CORCHIA  * 943 493 694 1187 53000 1604.268 4875.654 STAZZEMA
797 LU INGRESSO TERZO DEL CORCHIA  * 1269 819 368 1187 53000 1604.249 4876.104 STAZZEMA
798 LU INGRESSO QUARTO DEL CORCHIA  * 1304 962 225 1187 53000 1604.246 4876.112 STAZZEMA
799 LU ABISSO BLACK AND WHITE  * 1412 962 225 1187 53000 1603.411 4876.367 STAZZEMA
832 LU BUCA DEL BECCO  * 1559 1109 78 1187 53000 1603.488 4876.741 STAZZEMA
854 LU ABISSO SOLE DELL'OVEST 1520 320 0 320 550 1602.845 4877.590 STAZZEMA
1011 LU BUCA DELLA MAMMA  * 1540 1090 97 1187 53000 1603.506 4876.789 STAZZEMA
1414 LU BUCO DEI POMPIERI  * 980 530 657 1187 53000 1604.332 4875.641 STAZZEMA
1587 LU ABISSO BUKELLEN  * 1474 1024 163 1187 53000 1603.227 4876.924 STAZZEMA
1728 LU GROTTA VITTORIO PRELOVSEK  * 1000 550 637 1187 53000 1604.350 4875.513 STAZZEMA
1807 LU BUCO CHE PARDESSEARMOLONOVO* 1150 700 487 1187 53000 1604247  4875975 STAZZEMA
*  =  ingressi del complesso carsico del Monte Corchia



Le grotte visitabili


Antro del Corchia - Traversata Eolo Serpente
Numero catastale  120 LU
Quota ingresso 1120
Dislivello m negativo  675 Dislivello m positivo 512
Dislivello totale 1187
Sviluppo spaziale 53000
Il percorso attrezzato  
Dislivello massimo -290+108
Difficoltà medio
Numero massimo di partecipanti 15
Numero gruppi giornaliero 2
Tempo percorrenza 8 ore
Tempo per arrivare a piedi alla grotta 0.45 ore
Fruizione  libera Giorni in cui si può andare in grotta  tutti
Successione pozzi 6, 6, 4, traversi, 8, 50, 6, scivoli, 22, 8, 30, 6, in salita 20  

Come arrivare
A Levigliani prendere la strada di cava e proseguire per circa 3 km fino all’ingresso artificiale del Corchia utilizzato come entrata per i turisti. Lasciate qui la macchina e proseguite sulla strada di cava a piedi (quella che, guardando l’ingresso, va a sinistra), passate una sbarra e delle casette. Continuate a salire fino ad un primo spiazzo, passate un tornante e infine arrivate in un altro piazzale. Sulla sinistra, poco sopra il ravaneto, e alla base della parete di roccia  si apre il primo ingresso conosciuto del Complesso Carsico del Monte Corchia, la Buca d’Eolo (quota 1125 m). Non si può sbagliare perché, che soffi o che aspiri, c’è sempre una gran quantità d’aria. Dalla macchina ci impiegherete circa 45 minuti.

La traversata
Entrate percorrendo un’ampia galleria orizzontale per una cinquantina di metri. Dove la galleria si allarga, sulla destra, scendendo, inizia il ramo del Canyon,  ma sappiate che, se volete, potete proseguire dritto per circa 250 m,  per quella che si chiama la 1° diramazione e arriverete fin dove si era spinto Simi nella sua prima esplorazione nel 1840. Oppure potreste infilarvi nella 2° diramazione che però vi porterà poco lontano.
Ma per proseguire scendete il saltino che avrete visto sulla destra.

Percorrete la galleria fino ad una grande sala di crollo, qui prendete a sinistra e riscendete nella galleria. Nei pressi di una saletta, subito dopo un saltino umido, tenetevi a destra e scendete una corda. Poi, passati sotto un grande masso, andate a sinistra. Il canyon parte da qui. Lo percorrete passando da una parte all’altra o facendo delle spaccate. Troverete due evidenti bivi, tenetevi sulla sinistra. Il secondo bivio è un punto di incrocio di vari rami. (caposaldo n. 3, quota 1088 m). La galleria in salita sulla destra  porta all’imbocco del Pozzo Bertarelli (115 m). Sotto i vostri piedi si apre il Pozzo del Fuoco, primo pozzo dell’omonimo ramo e alle vostre spalle, dietro una quinta di roccia, si apre la risalita che porta al 3° e 4° ingresso.
Ma voi continuate  fino a raggiungere delle corde fisse.  Dovete scendere ancora un pozzo da 10 m e finalmente siete arrivati sull’orlo del Pozzacchione (50 m), sceso per la prima volta dal Gruppo Speleologico Fiorentino nel 1933, ben 93 anni dopo la prima esplorazione della grotta!
Sceso questo pozzo, troverete un saltino da 5 m (Saltino del Belga) e davanti a voi si aprirà il Salone Manaresi. Nella parte bassa della sala c’è il Pozzo Franoso e poco sopra sulla sinistra c’è l’arrivo della via che arriva dal Fighiera passando per  Valinor. Costeggiate il lato destro della sala scendendo fino ad uno scivolo fra le concrezioni, dove ci sarà una corda che vi avvicinerà al Pozzo delle Lame, 30 m (caposaldo n. 5, quota 988 m).

Sceso questo e  un ulteriore saltino di 7 m, troverete delle corde fisse che vi porteranno al Pozzo del Portello, un pozzo bellissimo nel vuoto di 30 m.
Dalla base del Portello si prosegue sempre per ambienti grandi: siete quasi arrivati nel famosa Galleria delle Stalattiti. Lungo strada, però, dovete scendere ancora un saltino, detto Saltino Giovanni, dove, negli anni settanta, l’Adiodati si ruppe la testa del femore (che sia per questo che poi ha esplorato tanto in Corchia?). Proseguite per queste gallerie fin quando, purtroppo per voi, sceso un ultimo salto, vi imbattete nelle scalette e ringhiere d’acciaio della parte turistica dell’Antro del Corchia.


Percorrendo queste passerelle passerete vicino al pozzo della Gronda, la strada per il fondo parte da qui (caposaldo n. 8, quota 843 m). Poco dopo passerete sopra il Laghetto del Venerdì e un po’ più avanti c’è il bivio che porta al Ramo del Fiume (caposaldo n. 10, quota 858 m). Se aveste voglia di risalire questo ramo, come hanno fatto gli esploratori, dopo molte ore potreste rivedere la luce del giorno, dalla Buca dei Gracchi, quasi in cima alla montagna. Oppure potreste scendere per la via del fiume fino al Lago Paola.Proseguite di poche decine di metri lungo le passerelle e sulla destra c’è una cascata. Qui parte il Ramo dei Romani che porta all’ultimo ingresso scoperto del sistema: il 14°.

Ma voi continuate nelle Gallerie degli Inglesi e prima di salire nella Galleria Franosa, lascerete alle vostre spalle il Pozzo Suzanne (caposaldo n. 12, quota 835 m). Poi  prendendo a destra , alla fine arriverete alla porta d’uscita della parte turistica, e quindi non per voi….Da un piccolo pianerottolo voi lascerete la zona attrezzata e continuerete a risalire la galleria franosa alla vostra sinistra. Uscirete risalendo il Pozzo Empoli, un 20 m  contro parete. Seguite il vento e passando alcuni punti leggermente stretti, rispetto alle gallerie che avete visto finora, uscirete dall’Ingresso Basso, quota 943 m (la Buca del Serpente) che si apre nel canale delle Volte, trovato dai fiorentini e reso transitabile e dagli empolesi nel 1971




                    

                                  

Tana dell'Omo Selvatico
Numero catastale  54 LU
Quota ingresso 1155
Dislivello m negativo  287 Dislivello m positivo 0
Dislivello totale 287
Sviluppo spaziale 1800
Il percorso attrezzato  
Dislivello massimo -287
Difficoltà media
Numero massimo di partecipanti 10 Numero gruppi giornaliero 1
Tempo percorrenza 8 ore Tempo per arrivare a piedi alla grotta 1 ora
Fruizione  accompagnata Giorni in cui si può andare in grotta  27-28/10  2-3/11
Successione pozzi 3, 17, 3, 15, 20, 20, 30
L’ingresso della cavità è costituito da un antro dalle dimensioni imponenti in cui si perde un torrentello che discende dalle pendici orientali del Monte Corchia. Da qui si può percorrere il corso d’acqua fino al fondo (RAMO ATTIVO), ma questa via, anche se non presenta problemi di orientamento, è impercorribile in periodi di piena, ed è comunque sempre molto bagnata.
Il secondo ramo della grotta (RAMO FOSSILE) risulta invece percorribile nella quasi totalità dei casi fino a circa due terzi del suo sviluppo senza particolari problemi, fatta eccezione per i tratti iniziale e finale, che sono comuni ai due rami e in caso di forti piene risultano di difficile percorrenza.

RAMO FOSSILE – Percorrendo la traccia di sentiero che si diparte dall’orlo dell’inghiottitoio si perviene, mantenendosi sulla sinistra, su un terrazzo da cui inizia il primo saltino di circa 5 metri. È anche possibile giungere alla base di questo percorrendo la traccia di sentiero iniziale e mantenendosi sulla destra dell’ingresso fino ad affacciarsi su un saltino che è possibile scendere anche in roccia.

Da questo punto si segue una condotta fossile sulla sinistra che conduce ad una prima sala. Da questa mantenendosi sempre sulla sinistra, dopo un breve tratto in discesa ed un successivo in salita, si percorre un basso passaggio che conduce in ambienti di crollo. Da questo punto la via risulta di non facile percorrenza dato l’intrico di passaggi in frana che si deve affrontare, per cui è consigliabile studiare bene il percorso all’andata per non avere problemi di orientamento nel ritorno.
Dopo alcuni passaggi segnalati in più punti con frecce si giunge ad una sala di crollo da cui si dipartono vari rami laterali. Mantenendo la sinistra si deve scendere due facili passaggi in roccia per raggiungere il proseguimento sottostante di quest’ambiente. In questo punto sulla sinistra si scende un passaggio stretto tra un masso di crollo e la parete della grotta (passaggio che si può evitare scendendo il masso in roccia sulla destra). Affrontando adesso un passaggio in roccia di 1,5m sopra un masso incastrato e scendendo dietro questo si giunge ad uno scivolo di circa un decina di metri. Questo salto va percorso nel primo tratto per poi traversare portandosi su un terrazzino da cui si prosegue attraverso una fessura in discesa.

Superata la fessura ci troviamo in una saletta, dalla quale scendendo un saltino di 3 metri, si inizia a percorrere un alto meandro che nella parte superire si ricollega con uno dei rami della prima sala di crollo. Al termine di questo ci si affaccia su un vasto ambiente di crollo che percorriamo in discesa nella sua parte destra.

A metà della sala sulla destra troviamo un ramo laterale con un arrivo d’acqua da un alto pozzo in risalita. Lasciato sulla destra il ramo laterale procediamo diretti nel successivo ambiente di crollo che si apre oltre la volta del primo che in questo punto si abbassa dividendo i due ambienti.




Scendendo la sala camminando sui massi crollati, sulla destra, oltre un passaggio aereo si giunge su un terrazzino dietro un enorme masso dal quale parte un salto di una decina di metri che conduce all’enorme sala fossile sottostante.

Si prosegue adesso nella sala fossile seguendo le evidenti tracce di passaggio fino a ricongiungersi con una forra attiva dopo un paio di passaggi in roccia. Proseguendo adesso lungo la forra seguendo il corso d’acqua si arriva nel punto in cui questo si getta in un vasto ambiente.
Da qui bisogna affrontare un traverso, intervallato da un saltino di 5 metri, che conduce ad una sala attigua da cui parte un salto di 20 metri.


Alla base del salto ci troviamo in un ambiente meandriforme che va percorso in discesa fino all’attacco di un pozzo appoggiato di 30 metri che giunge in una sala con un arrivo d’acqua (il corso d’acqua della forra che avevamo lasciato dopo il traverso).
Da questo punto in poi la via è logica. Seguendo il corso d’acqua con alcuni passaggi in roccia si giunge al punto in cui questo si ricongiunge con il ramo attivo (fare attenzione a questo punto segnalato da un caposaldo scritto in rosso perché in uscita è facile saltarlo trovandosi a percorrere in risalita il ramo attivo).

Dalla congiunzione dei due rami seguendo l’acqua si arriva fino al fondo della grotta che nel suo tratto terminale si fa più stretta fino a chiudere in un sifone tappato da detriti. RAMO ATTIVO – È la via più logica da percorrere (basta seguire fin dall’inizio il corso d’acqua) ma anche la più impegnativa dal punto di vista tecnico.
Dall’ingresso, seguendo il corso d’acqua, si scende un pozzo di 20 metri sul lato di una cascatella fino a giungervi alla base da cui parte una forra da percorrere nel suo primo tratto.


Dopo pochi metri, da un terrazzino, aggirato dal torrentello, bisogna scendere lungo la forra tenendosi alti e traversandola circa cinque metri più in basso per raggiungere uno stretto passaggio che porta all’attacco del pozzo degli occhiali. È possibile raggiungere questo punto anche attraverso una sala di crollo che inizia dalla parte iniziale del ramo fossile evitando di scendere i primi due salti su corda.

Una volta sceso il pozzo degli occhiali, così chiamato per la sua caratteristica conformazione che a metà lo vede diviso in due da un diaframma di roccia, ci troviamo sul fondo di un’alta ed ampia forra, sulle cui pareti si possono osservare fino a diverse decine di metri i residui organici trasportati dall’acqua nei periodi di piena.

Si segue adesso la forra scendendola in un primo tratto su corda fino ad arrivare ad un cengia che conduce, dopo un breve passaggio, in una saletta con un piccolo arrivo d’acqua. da questa si scende, attraverso un saltino di pochi metri, nell’ambiente sottostante che rimane qualche metro sopraelevato rispetto alla forra.
Seguendo la conformazione della grotta, dopo alcuni passaggi in roccia a lato della forra ed un o scivolo di 5 metri, ci troviamo su un terrazzo dal quale parte un ampio pozzo di circa 50 metri terrazzato nella sua parte iniziale. Dopo il primo tratto il pozzo prosegue in appoggiato sopra la forra sottostante dalla quale ci rialziamo sopra un enorme masso incastrato sul fondo di questa.
Da questo punto, a destra nel punto in cui il masso è a contatto con la parete, parte un salto-traverso di 50 metri che percorre la parete destra della forra fino alla sua fine. Al termine dello scivolo attraverso una stretta e scivolosa cengia si traversa in alto la sala sottostante per discendere in essa con un saltino di circa 10 metri.

Da qui in avanti la grotta è percorribile tranquillamente a piedi scendendo verso il fondo, ad eccezione di un passaggio in roccia in cui prestare attenzione. In questa parte gli ambienti si trasformano assumendo un aspetto fossile. Si cammina su blocchi di crollo e si lascia il fragore della parte attiva per trovare un meno eccitante ma più rilassante silenzio.
Dopo il passaggio in roccia rincontriamo il corso d’acqua e percorrendolo dopo pochi metri siamo alla congiunzione con il ramo fossile.     



             

I sentieri da percorrere

                       

Le porte del Vuoto
Quota di partenza  600
Quota massima raggiunta 1639
Dislivello   1039 Difficoltà medio
Numero massimo di partecipanti libero
Numero gruppi giornaliero libero
Tempo percorrenza 5 ore
Fruizione libera
Giorni in cui si può passeggiare tutti 
Località
(32T UTM – WGS84)

Tempo

Quota

Descrizione
Attacco Voltoline
(0604058-4875614)

30’

880

Mulattiera – sentiero CAI n. 9.

Bivio Serpente
(0604237-4875611)

5’

905

Dopo 3 tratte delle Voltoline sulla sx canalino con tracce di una vecchia via di lizza, da risalire per circa 50 metri.

B. del Serpente
(0604234-4875639)

5’

944

Ingresso basso dell’Antro del Corchia, si apre proprio sul fondo del canalino che sale dalle voltoline.

Bivio pompieri
(0604331-4875591)

5’

980

Tornati sulle voltoline si continua la salita fino ad un altro tornante dal quale si stacca un sentierino piuttosto esposto (su paleo) lungo 20 o 30 metri.

B. dei Pompieri
(0604303-4875624)

1’

990

Si apre nel pendio erboso. Davanti c’è una rete divelta.

Passo Alpino
(0604450-4875516)

15’

1096

Tornati sulle Voltoline si prosegue la salita fino ad affacciarsi sulla valle di Cardoso.

Cippo Partigiani
(0604841-4876339)

15’

1175

Il sentiero prosegue, ora quasi in piano, sulle pendici meridionali del Monte Corchia, attraversa un bosco di abeti e giunge alla Foce di Mosceta (Marginetta a sinistra e un cippo commemorativo dei partigiani caduti in guerra a destra).

Rifugio G. Del Freo
[Pietrapana]
(0604605-4876310)

5’

1180

Il Rifugio del CAI di Viareggio rimane aperto in inverno solo nei fine settimana e nei giorni festivi. Per comitive di almeno 8 persone che volessero fermarsi a pernottare nei giorni feriali contattare i numeri 333/7343419 o 331/2952106.

B. dei Gracchi
(0603829-4876458)

45’

1594

Dal Rifugio si percorre il sentiero che porta alla vetta del Corchia. Il primo tratto punta verso sud fino ad incontrare il tracciato della teleferica in uno scollettamento. Salendo per pochi minuti lungo una vecchia ma evidente via di lizza si devia sulla sinistra lungo un sentiero che raggiunge un vecchio edificio di cavatori. Raggiunta la vicina cresta e affacciandosi sul lato a mare, si può vedere sotto di noi la zona dove si apre la Buca di Eolo (il più antico ingresso dell’Antro del Corchia) e le pareti dove si aprono il III e IV Ingresso. Proseguendo verso la vetta, pochi metri prima dei resti del bivacco Lusa Lanzoni, a destra della cresta, si apre l’ampia fenditura.

B. del Cacciatore
[A. Fighera]
(0603760-4876537)

5’

1639

Appena oltrepassato il bivacco ci si porta sulla sinistra della cresta e dopo poche decine di metri si apre la Buca del Cacciatore.

B. del Becco
(0603462-4876733)

15’

1599

Dal punto precedente si può evitare di salire fino in vetta proseguendo sulla stessa direzione e mantenendo la quota, fino a ritrovare la cresta oltre la vetta. Si prosegue fino all’inizio dell’ampio taglio della Cava dei Tavolini che lambisce la creta lato mare. Dalla parte opposta, qualche decina di metri più in basso, si vedono i resti di una cava più piccola e della relativa strada di arroccamento. Si taglia verso il basso (facendo attenzione), si scende sulla strada marmifera e, risalendola per pochi metri, si entra proprio sul fronte di taglio dove, in un angolo, si apre la grotta.

Buca della Mamma
[A. Baader Meinhof]
(0603477-4876772)

5’

1530

Questo ingresso, dedicato alla “Mamma Emma”, proprietaria dello storico (per gli speleo) Albergo Vallechiara di Levigliani, si apre pochi metri sotto la strada, appena all’uscita della cava dismessa, nascosta fra i blocchi di scarto.

Bivio sent. 129
(0603027-4877284)

30’

1325

Si prosegue a scendere lungo la strada marmifera fino all’attacco del sentiero CAI n. 129. Da questo punto fino al ritorno alla Foce di Mosceta il percorso si svolte quasi interamente in mezzo a stupende faggete nelle quali si possono osservare vari esempi di carsismo coperto.

Bivio A. Farolfi
(0603121-4877149)

5’

1335

In pochi minuti si raggiunge un canalino (il secondo) che scende verso l’abisso con una traccia poco visibile.

A. Farolfi
(0603193-4877272)

5’

1257

Bisogna tenersi sul fondo del canale per scendere. L’ingresso è qualche metro in alto sulla destra.

A. Aihcroc
(0603745-4877303)

15’

1257

Si prosegue la discesa del canalino e, pochi metri sotto il Farolfi si intercetta un vecchio sentiero poco battuto ma visibile e si prende verso destra. Si segue per un po’ su percorso pianeggiante, poi un piccolo “strappo” in salita e si imbocca una valletta in leggera discesa fino a che, sulla sinistra, si apre un’ampia spianata al centro della quale emergono alcune grosse rocce fra le quali si apre l’abisso.

Casette Puntato
(0604221-4877615)

15’

1169

Si prosegue lungo una traccia poco visibile che scende con continui zig-zag fra le faggete, lambisce una spettacolare dolina, traversa un canalino e si immette su un “viale” di accesso a vecchie casette ormai diroccate e poste ai margini di un’ampia radura.

B. dell’Omo Selvatico
(0604710-4877021)

25’

1176

Dalle casette si scende su tracce poco visibili fino a raggiungere rapidamente l’ampio ed evidente sentiero sottostante che si prende verso destra. Seguendolo per poche centinaia di metri ci si immette sul sentiero CAI n. 128 percorrendo il quale, senza deviazioni, si raggiunge la Grotta.

Attacco Voltoline
(0604058-4875614)

35’

880

In pochi minuti, proseguendo il sentiero, si raggiunge il Rif. Di Mosceta. A questo punto si chiude l’anello e si riprende il sentiero fatto all’andata per tornare a Levigliani. Giunti alla strada marmifera, seguendola in salita, è possibile, con una deviazione di circa 30 minuti, raggiungere la Buca di Eolo.

Levigliani

20’

599

 

In neretto sottolineato gli ingressi del Corchia e le altre grotte della zona

        

       

   
              

    


La guida 

 scarico la guida del Monte Corchia in formato .pdf (0,6 MB)



Informazioni

Per informazioni generali sulle grotte e i sentieri  grotte@apuane2007.it

Per informazioni sulla Tana dell'Omo Selvatico e sul sentiero info@gsav.org

Per informazioni sul Corchia  grotte@apuane2007.it

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